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Sette frammenti dalla terra di nessuno

Commento di G. Rotoli a una poesia di Fabio Pusterla

martedì 9 ottobre 2012, di redazione


Sette frammenti dalla terra di nessuno

II

Non si può dire nulla. Questo è il punto. Raccontare,
ma cosa? Qualcosa è crollato,
come un silenzio improvviso e poi l’urlo,
uno sfacelo. Il muggito di un animale imprigionato
dal fango che trascina verso valle. Cosa pensa un vitello,
per esempio, quando affoga?
Volete cercare parole anche per questo,
per sentirvi più in pace? Un vitello
non pensa nulla e se pensa
lo fa in un pensiero animale
incomprensibile; tace come una capra,
o un agnello e forse anche un uomo
che guarda in faccia alla sua piena solitudine.

Questa Poesia è tratta dalla felicissima raccolta ‘Folla sommersa’ di Fabio Pusterla, edita da Marcos y Marcos. Ciò che risalta immediatamente all’orecchio del lettore di questa poesia è l’armonia della costruzione ritmica che si basa non tanto sul numero delle sillabe, bensì sul numero degli accenti forti in ogni verso, accenti distribuiti in moda da consentire un lungo respiro nel quale il lettore sente il riverbero del suono e del significato delle parole e del verso e da lì sente che il significato si apre ad altri significati come una bella bomba dei fuochi artificiali: ‘uno sfacelo. Il muggito di un animale imprigionato’(verso 4).
Qui, come altrove, i tre o quattro accenti principali guidano il lettore e lo conducono dallo sfacelo iniziale ala prigionia dell’animale per poi lasciarlo libero di associazione in associazione a scandagliare il proprio vissuto, il proprio io. L’armonia degli accenti assomiglia ad un bellissimo abito addosso ad un derelitto, che cerca di nascondere la propria solitudine e i propri fallimenti, come l’uomo di oggi.
E’ in questa costruzione ritmica che va ricercata la risposta formulata dalla poesia: il raccontarsi e il raccontare nascono dal ritmo, che come una eterna fenice rinasce dalle proprie ceneri. Questo ritmo ternario accomuna le cose agli animali e alle persone, le pone sullo stesso piano: tutti uniti nella stessa lingua dei colpi, una sorta di alfabeto morse dell’universo, capace di comunicare e di collegare le persone in un mondo di solitudine: only connect, avrebbe detto E.M. Forster. Se l’umanità sapesse riappropriarsi della magia di questo linguaggio universale, che sembra essere stato definitivamente disperso e dissipato, se sapesse riappropriarsi della magia del raccontare! La poesia rinvia a Paul Ricoeur che non mancò mai di invocare la necessità del raccontarsi per poter scoprire il mondo, l’uomo, l’anima del mondo.
E’ bello notare come pur partendo da un evento tragico, l’alluvione del paesetto Gondo ai confini italo –svizzeri, la poesia è capace di uscire dalla periferia e farsi centro, perché riesce a ad attivare una vera ricerca dell’essere grazie alla parola che non gira a vuoto, ma che il lettore sente ruota dentaria ben inserita nella cremagliera della vita.

Peppe Rotoli

Fabio Pusterla (Mendrisio, 3 maggio 1957) è un poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua italiana. Laureato in lettere con Maria Corti all’Università di Pavia, insegna al Liceo Cantonale di Lugano 1.
Ha diretto l’edizione critica delle opere di Vittorio Imbriani e pubblicato saggi, traduzioni, volumi di versi. Caratterizzata in partenza da un forte influsso espressionista (come ha notato Pier Vincenzo Mengaldo), ma con venature più pacate che la inseriscono nella tradizione anceschiana della Linea Lombarda (Giorgio Orelli e Vittorio Sereni), la poetica di Pusterla è andata sempre più avvicinandosi a una poesia dal forte contenuto civile (si veda in particolare Folla sommersa), mentre l’esperienza di traduzione legata strettamente a Philippe Jaccottet lo ha portato a una sempre maggior attenzione agli oggetti del quotidiano, alle vite e cose dimenticate (Cfr. Le cose senza storia), rafforzata probabilmente dalla provenienza geografica decentrata (Pusterla è cresciuto in una città di frontiera, Chiasso, e insegna attualmente a Lugano, nella Svizzera di lingua italiana).
Nel 2007 gli è stato conferito il secondo più importante premio letterario svizzero (secondo solo al Gran Premio Schiller): il Premio Gottfried Keller. Nel 2009 la "collana bianca" dell’editore Einaudi ha pubblicato un’antologia di poesie del periodo 1985-2008, sotto il titolo Le terre emerse, con il quale nel 2009 ha vinto la sezione poesia del Premio Giuseppe Dessì.

A fine ottobre Fabio Pusterla sarà a Pignataro M., ospite degli Amici della Musica, presso la cui sede darà vita ad un interessante reading poetico per condividere le emozioni della scrittura e della spietata analisi della condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo

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1 Messaggio

  • Sette frammenti dalla terra di nessuno

    17 ottobre 2012 21:40, di marta raimondo

    non so cosa vuol dire l’armonia ritmica ecc ecc scritta cosi bene dal rotoli..cosi’ spiegata minuziosamante nei particolari questa poesia..non saprei scrivere neanche una riga per che’ non saprei analizzare il dolore di questi versi....allo stato puro..sono troppo coinvolta forse dalle parole che si trasformano in immagini perche’ parlano di animali, una spece che non ha parole, non puo difendersi da nessuna cattiveria umana,,e’ in condizione eterna di sudditanza dall’uomo..amo gli animali, i deboli..insomma quelli che non hanno voce...non si puo’ non piangere leggendo questi versi..e la condizione umana come termine di paragone mi da molta sofferenza..comunque credo che ci fa bene ogni tanto ricordare che tutti siamo fragili per essere piu umani..ma non bisogna abusarne....non lo rileggo neanche..l’ho scritto direttmante col cuore senza passare per il cervello..

    MARTA RAIMONDO

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