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Don F. Montesano (15): Le raccomandazioni

domenica 26 novembre 2017, di redazione


Un aspetto molto importante della biografia di Don Francesco Montesano riguarda le raccomandazioni. Raccomandazioni per un posto nella pubblica amministrazione, per il disbrigo di una pratica, per la facilitazione di un percorso burocratico.
Questa attività appare intensa e frenetica, a giudicare dal numero di appunti che abbiamo sottomano e dei riscontri in forma di lettere inviate o ricevute. Don Francesco annotava dove capitava, su fogli di quaderno, su buste da lettera e più spesso su veri e propri pizzini, un nome, un indirizzo, una causa, per non dimenticare nessuno dei suoi postulanti. Alcuni di quegli appunti, sbiaditi e incerti, a volte coperti o sovrapposti a un altro testo, resi quasi illeggibili dal tempo, sono giunti alla nostra attenzione. Di seguito presentiamo quelli più comprensibili.

Su un foglietto ci sono tre annotazioni (abbiamo opportunamente mascherato gli interessati con le loro iniziali):

C. P.
11° CAR Reparto Servizio
2° Squadra
XXX Palermo
Vedere con XXX o Scialdone di fargli avere una nuova licenza

poi:

Vedere XXX
Legione CC. Per far subito chiamare R. A. di M.

e ancora:

Per invio pratiche a Roma
Signor B. L. di G.
Grazzanise
Visita medica passata il 21.1.948

Ancora alcuni appunti distribuiti su un altro foglio sempre relativi a disbrigo di pratiche:

a) una nota priva di beneficiario:

1)luogo dove avvenne la caduta
2)certificato medico
3)quali carabinieri hanno avuto il certificato

b) pratica di pensione:

C. A. per Salvatore classe 888
per invalidità di guerra
menomato ma nessuna pensione

Per la morte della figlia ottobre 43 avuta pensione dal 52

c) N. G. n° 5291864
12,070 (con assegno familiare con 2 figli a carico)
del 41 – nato 26 aprile 41

N. G.
8 luglio Capua

d) P. A. di Giovanni
classe 933 – volontario radio dattilografo
Colonnello

e) S. I.
dott. G. I.
deportato (?) fino al 9 ottobre 1943 (o 45?)
domandare al colonnello Paxxx

I. G.
Lager Kalvario
Jugoslavia 7 Zemun

Non mancano, qua e là, indirizzi di funzionari a cui ricorrere per il disbrigo di pratiche o per ottenere appoggi e spintarelle, sia direttamente sia per il tramite di altre persone. Così, ad esempio, per arrivare al dott. G. V. all’ufficio pensioni di guerra don Francesco viene indirizzato da un Primo segretario presso il Ministero del Lavoro. Riesce sempre a trovare la chiave per aprire una porta apparentemente sbarrata. E le entrature vanno oliate alla bisogna. Così sotto il nome di quest’ultimo viene segnato l’indirizzo di casa e la nota “formaggio pecorino”.

La grafia veloce, disordinata, lascia intendere che il più delle volte le richieste di aiuto e di appoggio, il sacerdote le riceveva non solo in casa, come era naturale, ma in chiesa o addirittura per strada dove era facile incontrarlo in compagnia di amici e di studenti.
Appunti che a noi non dicono nulla per la loro essenzialità ma che a don Francesco servivano per ricordare le azioni da intraprendere, testimonianze di bisogni più o meno urgenti e vitali, di problemi familiari ed esistenziali più o meno acuti..

Quello delle raccomandazioni potrebbe sembrare con gli occhi di oggi e dopo gli eccessi del fenomeno avvenuti nel tempo, un aspetto negativo dell’attività del sacerdote.
Ma per ben inquadrare la faccenda bisogna tener presenti alcuni punti fondamentali da cui non si può prescindere.
Innanzitutto il suo status sacerdotale che lo portava ad aiutare i bisognosi, a farsi carico con sollecitudine delle necessità del popolo, soprattutto delle persone più umili e deprivate culturalmente. (Tuttavia non mancano, come vedremo, esempi di persone più preparate o addirittura di personaggi di un certo livello che si rivolgevano a lui perché era in grado di entrare in tanti ambienti). Essere sacerdote per lui era una cosa seria, lo abbiamo già visto (“[il popolo] vedeva con quale sentimento servivo la Chiesa”) ed esercitava la propria missione con dedizione e spirito di carità. “Se non ho la carità non sono niente”, è scritto nell’Epistola di S. Paolo ai Corinti, letta nella Domenica di Quinquagesima, citata in un invito ricevuto nell’ottobre del 1959.

In secondo luogo bisogna considerare, strettamente connessa alla missione sacerdotale, la sua concezione politica che lo portava “naturalmente” a soccorrere chi ne aveva bisogno (“l’andata nel popolo”, per utilizzare un’espressione dei populisti russi dell’800) un popolo che era stato illuso, strumentalizzato e disfatto dal vecchio regime.
Da qui arriviamo al terzo punto da tener presente per comprendere il fenomeno delle raccomandazioni. Don Francesco era uno dei rari intellettuali del paese. La sua cultura era di alto livello e ciò invece di scavare un fossato tra lui e il resto della popolazione, come avveniva in altri casi, gli consentiva di meglio comprendere e accogliere le suppliche che gli venivano rivolte.
Nel primo dopoguerra l’analfabetismo interessava la maggior parte della popolazione, il lavoro dei campi dall’alba al tramonto era l’occupazione prevalente e quasi nessuno sapeva vedersela con una pratica o un problema burocratico. Quasi nessuno sapeva rivolgersi a un ufficio e muoversi nei meandri della pubblica amministrazione o scrivere una domanda, una petizione, una supplica qualsiasi.
Era naturale quindi rivolgersi a don Francesco, così sollecito, che conosceva tante persone importanti e tanti funzionari, che aveva trascorso parte della sua vita fuori e aveva, dunque, tanta dimestichezza e tante possibilità. Egli era perciò l’intermediario non solo tra il popolo e Dio ma tra il popolo e lo Stato, visto con altrettanto timore e sudditanza.
E don Francesco annotava e, soprattutto, agiva per soddisfare i bisogni che gli venivano rappresentati. Il prete, l’attivista politico e l’intellettuale, tre facce della stessa personalità che si è spesa in un periodo storico particolarmente difficile in cui c’era estremo bisogno di assistenza.
Di questa frenetica attività ci rimangono altri eloquenti riscontri che presentiamo di seguito avvertendo che abbiamo riportato anche qui, laddove opportuno, solo le iniziali degli interessati:

Iniziamo con un breve scritto su un pezzettino di pagina di quaderno, senza data:

Egregio Don Ciccio
Mi scusate tanto che vi torno a disturbare, domani mattina devo andare a Caserta per il passaporto e mi occorre da voi unaltra lettera per essere sodisfatto per il passaporto domani che deve partire con la partenza di mercoledì.
Vi ringrazio tanto
P. A.

Il secondo documento dimostra come su alcune questioni don Francesco non esitava a chiedere i buoni uffici di intermediari di spicco. Così si rivolge al Deputato Tommaso Leonetti per caldeggiare presso il Provveditorato di Caserta la risoluzione di un problema che stava a cuore al maestro P. G. L’intervento dell’illustre personaggio ha successo, come si evince dallo scambio dattiloscritto Provveditorato-Deputato-Sacerdote.

Provveditorato agli Studi di Caserta
14 gennaio 1949
Risposta a nota 3337/894
All’On. Tommaso Leonetti
Deputato al parlamento
Piazza Vanvitelli
Caserta
Sono lieto di comunicarle d’aver potuto accontentare il M.o P. G., da Lei raccomandato con lettera in data 28-11-48
Cordiali asaluti
(N. Piccinni)

=======================
Camera dei Deputati
Prot. 3851/894
Caserta, lì 18/1/49
Reverendo Sacerdote,
sono lieto di parteciparle che in seguito al mio modesto interessamento presso il Provveditore agli Studi di Caserta, il Suo raccomandato maestro P. G., è stato accontentato.
Le rimetto pertanto l’allegata lettera.
Mi è gradita l’occasione per inviarle i miei più cordiali saluti.
(Tommaso Leonetti)

[Di pugno]: Le bacio la mano. Dev.mo [firma]

Dalla scuola alle pensioni di guerra. Un anonimo corrispondente invia al prete la seguente lettera che dà conto dell’interessamento per la corresponsione di una pensione.

Roma, 14.4.50
Carissimo Don Ciccio,
Ti ringrazio infinitamente degli auguri che ricambio con pari affetto. Effettivamente dovevo venire, ma non sono più venuto causa una grave forma di febbre intestinale del bambino (?) che oggi mi sta bene.
Per la questione di T. non occorre niente; è la maledetta burocrazia-. A chi vuoi ammazzare?
L’unica cosa che si potrebbe è questa: far fare una lettera dal Sindaco al Ministero del Tesoro – Sottosegretariato per le Pensioni di Guerra – nella quale viene esposta la situazione reale del T. e naturalmente la necessità impellente della liquidazione della pensione. E’ un buon tentativo che potrebbe far presa. Io con ciò non mi disinteresso. Appena possibile ti comunicherò qualcosa. Abbiti tanti affettuosi auguri ed un abbraccio

[Firma indecifrabile]
[timbro postale di partenza di Roma Ferrovia con scritta 15 IV 1950 XXV Anno Santo e data di arrivo due giorni dopo!

Sempre al ‘50 risale una lettera proveniente dalla Questura di Caserta in cui si consiglia che il raccomandato di don Francesco non procrastini la data della partenza per la scuola di Polizia.

Questura di Caserta
Comando nucleo Guardie P.S.
Il Comandante
Caserta, 13 Maggio 1950
Caro Ciccio Montesano,
in relazione alle premure che mi hai rivolto a favore dell’aspirante P. C di Giuseppe da Grazzanise, non possiamo far niente in quanto, la chiamata di presentazione per il giorno 16 alla scuola di Polizia di Roma è pervenuta dal Ministero dell’Interno.
Il mio consiglio di dire all’interessato di partire altrimenti perderà tutto e non sarà più chiamato.
Intanto aspetto la risposta dai Carabinieri per fare la comunicazione al superiore Ministero.
Ti saluto caramente
Tuo aff/mo
Cap. di P. S. Gino Comito

[Il nome è ricavato dal retro della busta in quanto la firma è incomprensibile. Lettera senza affrancatura]

Il prof. G.G., di evidente appartenenza ad altro Comune, è interpellato per alcune lezioni private e chiede una liberatoria acciocché egli possa chiedere al suo Preside l’autorizzazione a impartirle. Coglie l’occasione per chiedere un anticipo pecuniario.

14.5.1952
Egregio Reverendo Montesano
Giusto quanto ebbi ad accennarle giorni or sono alla fermata dell’autobus, sarebbe necessario che lei mi facesse pervenire una dichiarazione dalla quale risulti che suo nipote non intende sostenere l’esame presso la Scuola Media di Capua o di Teano e questo perché io possa ottenere regolare permesso di impartirgli lezione dal Preside della mia scuola. La pregherei vivamente, altresì, ove fosse possibile, di volermi inviare quello che Lei crede possa competermi per le mie lezioni a suo nipote e questo non per una qualsiasi mancanza di fiducia ma solo perché a causa di improvvisa mancanza di fondi io non ho potuto percepire alcuni stipendi e mi trovo piuttosto in difficoltà.
Spero che Lei non si offenda e mi creda suo dev.mo
G. G

In questo excursus senza ordine cronologico ci imbattiamo in una nota dell’Ufficio Patrioti della Presidenza del Consiglio. La lettera è inviata con evidente errore a don Giovanni Montesani e riguarda una persona, a giudicare dal cognome, non di Grazzanise.

cm/mv
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Ufficio Patrioti – Sezione Personale

N. 2499 di prot. P/BIM/i
Roma, 10 aprile 1945

OGGETTO: S. Ten. Z. D.

Rev. Prof. DON Giovanni Montesani
GRAZZANISE (Napoli)

Allo scopo di istruire la pratica relativa al riconoscimento della qualifica di patriota al S. Ten. Z. D. pregasi voler inviare una dettagliata relazioni dalla quale risulti l’attività svolta dall’Ufficiale suddetto durante il periodo di occupazione tedesca.

IL CAPO SEZIONE PERSONALE
(Magg. Liccardo Luigi)

La lettera seguente è un ringraziamento per l’opera svolta e da svolgere da parte di don Francesco per far ottenere un esonero dal servizio militare

Perugia, lì 23.10.’53
Egregio Don Ciccio
In data odierna ho ricevuto una lettera inviatami da mio padre, nella quale mi fa noto il vostro interessamento per ciò che riguarda il servizio militare. In merito non so proprio come ringraziarla per quello che benevolmente ha fatto.
Egregio Don Ciccio riguardo al posto che dovrò occupare alla Perugina vorrei venire a conoscenza senza tralasciare alcun particolare in merito il servizio militare che avrei dovuto compiere, e specificatamente esigerei essere assicurato in ciò.
Come spero sia stato informato sono arruolato nelle guardie di P.S. dall’1.9.’51 in qualità di ausiliario o aggiunto.
Illustre Don Ciccio non vorrei essere considerato un approfittatore, ma la prego, ben conoscendo le sue doti e il suo modo di fare di interessarsi perfettamente, con viva preghiera da parte mia, essere escluso dal servizio militare.
In attesa di un suo beneaccetto riscontro La saluto
A. R.
(3 compagnia guardie P.S.)

Concludiamo con una richiesta di raccomandazione più impegnativa. Il mittente si rivolge a don Francesco per ottenere un appoggio presso la Santa Sede per un incarico nei paesi orientali. Il suo passato politico gli chiude le porte presso le autorità italiane e tuttavia non esita a rivolgersi al sacerdote che ha tutt’altro orientamento confidando “sulla sua squisita cortesia

Roma, 8 Novembre 1949
Ill.mo e Rev. mo Prof.re
Mio fratello il Capitano G., mi ha parlato di Lei e mi ha detto che potevo contare sulla Sua Squisita cortesia.
Esco appena adesso da una terribile burrasca causata dai tristi e tremendi avvenimenti politici che hanno sconvolto il nostro povero Paese.
Devo rifarmi una strada e una posizione, d’altra parte sento ancora il bisogno di fare qualche cosa per la nostra Italia.
Io ho vaste relazioni col mondo Orientale (specie con l’India e con l’Egitto). Sotto il passato regime, ho lavorato molto per stringere e intensificare i nostri rapporti con quei paesi rapporti sia colturali sia politici sia commerciali. Ora vorrei fare qualche cosa ma non so quale strada prendere per avvicinare le nostre Autorità, specie nel Ministero degli Esteri. Trovo delle ostilità dato il mio passato politico. Il passaporto non me l’ho (sic!) danno; d’altra parte non posso accettare un vero e proprio incarico ufficiale dal Governo Indiano, perché occorre il benestare del Governo Italiano.
Non so quindi cosa fare. Mi rivolgo a Lei per vere aiuto e consiglio.
So delle sue abilità e della sua intelligenza tanto più che è stato un diplomatico. Potrei fare qualche cosa presso la S. Sede, alla Segreteria di Stato.
A questa interessa molto l’India, anche lì il Governo Indiano tiene molto a sviluppare i suoi rapporti con la Curia. Può Ella indirizzarmi a qualcuno?
Le sarò profondamente grato se vorrà favorirmi.
P. G.
Via A. - Roma

Cosa aggiungere, in conclusione di questo articolo, a ciò che abbiamo già descritto? Della disponibilità di don Francesco Montesano a far da tramite tra la gente e la burocrazia abbiamo già parlato. Ci sembra importante sottolineare, sulla scorta sia di questi documenti che di quelli presentati precedentemente, il numero e la qualità delle amicizie del sacerdote negli ambienti più disparati, uffici governativi, esponenti politici, persone di livello, personale militare, ecc. E non è raro il caso di corrispondenti che mostrano grande familiarità col prete. Don Francesco è rispettato e stimato come persona e come intellettuale e gli si aprono tutte le porte e a lui si ricorre da parte di chiunque. E quando l’azione appare difficile sa sempre come aggirare l’ostacolo, trovare la strada giusta per risolvere i problemi.

frates

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