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Diversità dell’Inghilterra rispetto ai paesi del continente in un discorso di De Gaulle

domenica 26 giugno 2016, di redazione


Negli anni ’60 il Regno Unito chiese di entrare a far parte del MEC. I negoziati furono lunghi e difficili, conclusi solo nel 1973, anche per la forte contrarietà della Francia, guidata allora da Charles De Gaulle. Di seguito, alcune parti della conferenza stampa del presidente francese trasmessa in TV (egli si rivolgeva spesso direttamente ai cittadini per mezzo della televisione) tenuta il 14 gennaio 1963:

Io credo che quando si parla  di economia e, a maggior ragione, quando se ne fa, bisogna che quel che si dice e quel che si fa sia conforme alla realtà, perché altrimenti si giunge ad un vicolo cieco e talvolta anche alla rovina.
In quest’importantissima faccenda della Comunità Economica Europea e anche in quella dell’eventuale adesione della Gran Bretagna, bisogna anzitutto considerare i fatti. I sentimenti, per quanto possano essere o siano favorevoli non potrebbero essere un riferimento di fronte ai dati reali del problema. Quali sono questi dati?
Il trattato di Roma è stato concluso tra sei stati continentali. Stati che economicamente parlando, sono della stessa natura. Che si tratti della loro produzione industriale, agricola, dei loro scambi esteri, delle loro abitudini e delle loro clientele commerciali, delle loro condizioni di vita e di lavoro, vi sono tra di loro più similitudini che differenze. D’altra parte sono contigui, si interpenetrano,  si prolungano gli uni negli altri attraverso le loro comunicazioni. Il fatto di riunirli e di legarli tra di loro in modo che quel che devono produrre, comperare, vendere, sia prodotto, comprato, venduto e consumato di preferenza nel loro insieme è dunque conforme alla realtà.
Bisogna aggiungere d’altra parte che dal punto di vista del loro sviluppo economico, del loro progresso sociale e della loro capacità tecnica, essi si trovano in definitiva allo stesso livello: Avanzano in modo assai simile. Inoltre, tra di loro non esiste nessuna controversia politica, nessuna questione di frontiera, nessuna rivalità di dominio o di potenza. Al contrario, sono solidali, si sentono solidali. Innanzitutto a causa della coscienza che hanno di possedere insieme una parte importante delle fonti della nostra civiltà e anche riguardo alla loro sicurezza, dato che sono dei continentali, ed hanno davanti a sé una sola ed unica minaccia da una parte all’altra del loro insieme territoriale, e poi, infine sono solidali perché nessuno di loro è legato all’esterno da accordi politici o militari particolari.
Dunque è stato psicologicamente e materialmente possibile organizzare una comunità economica dei sei. D’altra parte lo si è fatto non senza difficoltà quando il trattato di Roma è stato firmato nel 1957 solo dopo lunghe discussioni. E una volta concluso, perché si potesse realizzare qualcosa, noi francesi abbiamo dovuto mettere ordine nel campo economico, finanziario, monetario etc. e ciò è stato fatto nel 1959.

[...]

A questo punto la Gran Bretagna ha posto la sua candidatura al Mercato Comune. Lo ha fatto dopo aver precedentemente rifiutato di partecipare alla Comunità che stavamo costruendo, e dopo aver creato, una specie di zona di libero scambio con sei altri stati (EFTA, ndr), e infine, posso ben dirlo, ci ricordiamo i negoziati così lungamente condotti a questo riguardo, dopo aver fatto pressione sui sei per impedire che l’applicazione del mercato comune cominciasse realmente. L’Inghilterra ha dunque domandato a sua volta di entrarvi, ma secondo le sue condizioni.
Ciò pone senz’altro ad ognuno dei sei stati e all’Inghilterra dei problemi di grande dimensione.
L’Inghilterra infatti è insulare, marittima, legata dai suoi scambi, dai suoi mercati, dal suo vettovagliamento, ai paesi più diversi e spesso più lontani. Esercita un attività essenzialmente industriale e commerciale ed assai poco agricola. In tutto il suo lavoro ha delle abitudine e delle tradizioni assai accentuate ed originali. Insomma, la natura, la struttura, proprie dell’Inghilterra differiscono profondamente da quelle dei continentali. Come fare perché l’Inghilterra quale essa vive, produce e scambia sia incorporata nel mercato comune come è stato concepito ed attuato?

[...]

Si è potuto talvolta credere che gli inglesi, ponendo la loro candidatura per il Mercato Comune accettavano di trasformarsi essi stessi al punto di applicare tutte le condizioni che sono accettate e praticate dai sei, ma il problema è di sapere se attualmente la Gran Bretagna può unirsi al continente e come essa, all’interno di una tariffa che sia veramente comune rinunciare a qualsiasi preferenza nei confronti del Commonwealth, smettere di esigere che la sua agricoltura sia privilegiata. E ancora, considerare caduchi gli impegni che ha preso con i paesi che facevano parte, hanno fatto parte o fanno parte della sua zona di libero scambio.
Questo è tutto il problema.
Non si può dire che attualmente sia risolto. Lo sarà un giorno? Evidentemente solo l’Inghilterra può rispondere.
Il problema è posto, tanto più che, dopo l’Inghilterra, altri stati che sono, lo ripetiamo, legati ad essa nella zona di libero scambio, vorrebbero o vorranno, per gli stessi motivi della Gran Bretagna, entrare nel Mercato Comune.

[...]

Allora, è possibile che un giorno l’Inghilterra giunga a trasformarsi sufficientemente per far parte della Comunità europea, senza restrizioni e senza riserve, e di preferenza a qualsiasi altra cosa: In tal caso i Sei le aprirebbero la porta, e la Francia non si opporrebbe, benché evidentemente la semplice partecipazione dell’Inghilterra alla comunità cambierebbe notevolmente la sua natura e il suo volume. E’ anche possibile che l’Inghilterra non vi sia ancora disposta, ed è appunto ciò che sembra risultare dalle lunghe, così lunghe, conversazioni di Bruxelles. Ma se è appunto questo il caso, in ciò non vi è nulla di drammatico.
Innanzitutto, qualsiasi decisione l’Inghilterra prenda a questo riguardo, non vi è nessun motivo di cambiare per quel che ci riguarda, i rapporti che abbiamo con essa. La considerazione e il rispetto dovuti a questo grande stato e a questo grande popolo non ne saranno minimamente alterati.

[…]

Tratto da: Charles De Gaulle: paroles publiques

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