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Alla ricerca delle parole perdute

Campagna per il recupero dei termini desueti in atto in Spagna

giovedì 26 aprile 2007, di redazione

E’ di oggi la notizia che la spagnola Escuela de Escritores ha lanciato la campagna per il recupero dei termini castigliani caduti in disuso sotto l’incalzare degli inglesismi, dei tecnicismi e della cultura dei nuovi mezzi di comunicazione, blog, sms, chat e messenger (tutti termini squisitamente inglesi). I cittadini sono invitati ad "adottare una parola", visto che in dieci anni sono stati cancellati dal dizionario della Real Academia Española circa seimila vocaboli.

Pare che l’iniziativa stia riscuotendo un forte successo perché via Internet stanno arrivando migliaia di proposte non solo dalla Spagna ma da tutta l’America Latina. Successo amplificato dal fatto che alla campagna hanno aderito personalità della cultura, scrittori, giornalisti, e della politica, a cominciare dal premier Zapatero.

L’impoverimento lessicale, dovuto, aggiungiamo, anche a un abbassamento del livello culturale della società, interessa anche l’Italia, paese esterofilo per antonomasia, dove l’uso di parole straniere tout-court (è il caso di dire) è smodato e sempre più pericoloso per la lingua nazionale, dove una persona di media cultura ha bisogno ormai di utilizzare il dizionario di inglese per leggere un articolo di giornale, dove le stesse leggi della Repubblica sono piene di termini stranieri.

Senza essere autarchici, crediamo che c’è un limite per tutto quindi anche per questo insano snobismo. Invitiamo allora i nostri visitatori a fare lo stesso gioco in atto in Spagna: proporre, cioè, l’uso di una parola ’in pericolo’ e spiegarne il perché.

Attendiamo i vostri suggerimenti.

 


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