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I cristiani tra convinzioni e convenzioni, tema dell’incontro organizzato dall’Associazione Tre Grazie

venerdì 20 novembre 2009, di redazione


Grazzanise - "Quella del XXI secolo sarà una società tollerante, con principi etici e religiosi oppure non sarà. Nel cambiamento generale che stiamo vivendo la religione e la fede saranno l’unica certezza. Anche la cultura atea e laica va riscoprendo il valore della fede". Su questi concetti si è articolato l’intervento introduttivo del prof. Giuseppe Rotoli, poeta e critico letterario, nell’odierno incontro sul tema "I cristiani oggi tra convinzioni e convenzioni", organizzato dall’Associazione Tre Grazie.

Di fronte a una sala insolitamente gremita di attenti ascoltatori si sono sviluppati i previsti interventi. Dopo una puntuale e problematica presentazione del tema da parte del Coordinatore della Tre Grazie, il prof. Michele Petrella, ha preso la parola, come si diceva, il prof. Rotoli, grande estimatore dell’ospite d’onore della serata, il vescovo di Teano, S. E. Mons. Arturo Aiello, "il cui carisma", secondo la definizione del letterato pignatarese, "è un grimaldello che scardina le convinzioni e i pregiudizi".

E veramente Mons. Aiello ha mostrato una efficacissima capacità oratoria e didascalica nell’esporre il proprio ragionamento. Dopo aver riconosciuto che oggi si corre il rischio di vivere una ritualità liturgica e civile (come aveva richiamato nel suo intervento il prof. Petrella) senza anima, ha ricordato che questo pericolo era già presente all’inizio della predicazione di Gesù.

L’illustre presule si è servito della metafora della coppia per procedere nell’analisi della dicotomia convinzione-convenzione. "Lo stupore fa parte dell’amore come della fede", ha detto. "La fede è un incontro. Quelli che non vivono nello stupore della fede vivono una fede fredda. La coppia va in crisi quando non sente più il bisogno di dirsi amore. Allo stesso modo, se celebriamo l’Eucaristia senza dire-raccontare la fede stiamo morendo come Chiesa". Ma anche vivere la fede in modo non problematico comporta lo scadere nella convenzione. "Fare delle domande alla fede e alla Chiesa non è un male. Quando non chiedo più nulla la fede è morta. Essa è un abito che cresce con me, quando non succede viviamo nelle convenzioni".

E ancora: "Il Cristianesimo e la Cristianità sono due cose diverse. Il Cristianesimo è Gesù che continua la sua missione attraverso la Chiesa. La Cristianità è una forma storica che ha avuto la presunzione di colorare di Cristianesimo tutte le istituzioni". "La Cristianità"- ha continuato - "è nata dopo l’editto di Milano del 313, con un impero romano in decadenza che aveva bisogno di nuove energie. L’impero ha trovato nella Chiesa un gettito di idealità che esso non aveva più. In quel momento comincia la convenzione e non è un caso che quasi contemporaneamente si afferma in alcuni settori della Chiesa una rivoluzione silenziosa, il monachesimo. Prima ogni cristiano assumeva una posizione radicale per il fatto stesso che rischiava la vita. Ancora oggi in tante parti abbracciare la fede cristiana significa non essere nella convenzione ma nella convinzione".

Ma la lectio del Vescovo Aiello è stata problematica e non ha trascurato il paradosso, come quando si è chiesto: "Ma le convenzioni le dobbiamo abolire tutte? Senza le convenzioni come si trasmette la fede? Può esistere un cristianesimo completamente spirituale? Un simile Cristianesimo è contraddizione della fede". "Vuoi vedere - ha esclamato - che Dio si è incarnato e noi diventiamo spirituali e finiamo col non incontrarci mai? La nostra vita è piena di convenzioni. Avrei - ha aggiunto - qualche preoccupazione se i seguaci di Cristo fossero tutti spirituali".

Avviandosi a concludere, Mons. Aiello ha affermato: "E’ necessario che il Cristianesimo crei delle convenzioni nuove, nuovi linguaggi, nuovi modi di trasmettere il messaggio cristiano. Oggi si richiede una nuova creatività nelle convenzioni. La convenzione è richiesta dalla convinzione. Se tagliamo tutte le convenzioni non sapremo dire più niente".

Infine un accenno a due temi dell’attualità politica, la questione delle radici cristiane nella Costituzione europea e la sentenza sull’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici. Sul primo tema il Vescovo ha affermato che è stato un errore non aver inserito questo riconoscimento nella Carta perché l’Europa è immersa nel Cristianesimo, e sul secondo tema ha affermato che non è la Chiesa che ci perde ma la nostra civiltà, sottolineando che anche da parte di personalità laiche sono stati espressi dubbi sull’opportunità della decisione. In ogni caso ha espresso un no secco alle guerre di religione.

frates

 


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