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Il Comitato di Provvedimento di Grazzanise - Parte I°

domenica 26 luglio 2020, di redazione


Nel novembre del 1860 Garibaldi, dopo aver terminato l’impresa dei Mille, lanciò l’appello per la liberazione di Roma e Venezia, diffuso dal ‘Comitato di Soccorso’ che nel gennaio precedente si era costituito in ‘Associazione dei Comitati di Provvedimento per Roma e Venezia’, di cui il generale aveva accettato la presidenza il 13 gennaio 1861.
“Fratelli, - egli scriveva da Caserta il 6 novembre 1860 - voi operaste strenuamente per la patria. Ai vostri sforzi l’Italia deve in parte l’emancipazione delle sue provincie meridionali. Non vi sciogliete. Non abbandonate l’impresa a mezzo la via. Quello che faceste in nome di Sicilia e di Napoli, voi dovete farlo per Roma e Venezia.” (1)
Comitati sorsero in molte parti del Mezzogiorno con lo scopo di creare una coscienza unitaria nella popolazione meridionale e per raccogliere forze volontarie in vista di “compiere l’unità d’Italia con Roma Capitale e Venezia recuperata alla Patria comune.”(2)
Il 17 marzo 1862 nel congresso di Genova intervenne Garibaldi che accettò la direzione dell’Associazione Emancipatrice Italiana, nata dalla fusione dei Comitati di Provvedimento (garibaldini) con le Associazioni unitarie (mazziniane). L’Associazione Emancipatrice, in cui perdurarono i dissidi tra le due anime, fu sciolta dopo cinque mesi, il 20 agosto.

Il Generale Garibaldi il 27 giugno 1862 partì da Caprera per la Sicilia dove aveva convocato i suoi volontari. Intanto il governo cercava di correre ai ripari e inviava il generale Cugia (il cui nome ricorre nel primo documento qui riprodotto) a sostituire il Prefetto di Palermo. Ma questi non riuscì a far desistere Garibaldi dai suoi progetti. Infatti, incurante degli appelli del Re e del governo, passò in Calabria con duemila uomini ma venne fermato in Aspromonte dal generale Cialdini il 29 agosto 1862.

Questa premessa, per quanto sintetica, ci pare necessaria per inquadrare la nascita di una filiale dei Comitati di Provvedimento a Grazzanise per opera di un piccolo numero (ma significativo rispetto alla popolazione) di aderenti capeggiati da quel Paolo Zito, prete, ricordato negli annali del paese.

Don Paolo era nato alle ore 21 del 18 dicembre 1814 da Pasquale Zito, barbiere di 28 anni, e da Maria Vastante, di età non indicata nell’atto di nascita num. 145 foglio 73, ma che in un atto del 30 marzo dell’anno precedente, attestante la nascita di una femminuccia di nome Teresa, veniva certificata di 18 anni. La dichiarazione avvenne alla presenza di Antonio di Stasio di anni quaranta, contadino, e di Paolo Nardiello di anni trenta, calzolaio. Il sindaco era Teofilo Parente.

La vita di Don Paolo Zito è seminascosta nel mistero in quanto non sono pervenuti, a nostra conoscenza, documenti che ne tramandino azioni, relazioni, aspirazioni. Il suo ricordo è affidato a rare informazioni assunte qua e là e al ricordo popolare, destinato fatalmente a dissolversi. La storia senza “documenta” non è possibile ed è un peccato per questo paese che avrebbe bisogno di dare concretezza ai suoi personaggi più o meno noti. Ad ogni modo, per quel poco di cui disponiamo, don Paolo viene ricordato più che per la sua missione religiosa per l’ardore patriottico e garibaldino che lo portarono ad abbracciare la causa dell’unità italiana. Già nel 1848, a 34 anni, si trovò coinvolto nei moti di Napoli, una parte del più generale sommovimento che interessò la penisola. Vi furono morti e feriti e circa 600 arresti tra cui quello del nostro prete. A Procida, dove venne rinchiuso, fu in contatto con diversi esponenti del movimento insurrezionale che dovevano affermarsi, in seguito, nell’epopea Garibaldina.
Chi ne ha trasmesso più estesamente la biografia è stato don Angelo Florio (1907-1971) (3):

“Se fu inferiore a questi per censo, autorità e ricchezza, fu superiore a tutti per il suo fortissimo animo, virile, patriottico e battagliero, il Capitano Garibaldino Don Paolo Zito. Questo uomo d’ acciaio, energico e bellicoso, era fatto più per la spada, che egli maneggiò da prode, anziché per la sottana. Don Paolo Zito nel penitenziario di Procida, dove lo portarono i suoi spiriti bellicosi, si strinse in cordiali rapporti di amicizia con i Patrioti Napoletani, tra cui il Grande Francesco Crispi, che lo onorò sempre dell’Alta Amicizia e li unì intima ed affettuosa corrispondenza epistolare... « al carissimo Paolo il suo carissimo Ciccio...” Liberato dal Carcere per Grazia Sovrana su petizione del Cardinale Arcivescovo Giuseppe Cosenza, Don Paolo Zito si diede anima e corpo alla causa Italiana, e nella battaglia del Volturno 1° Ottobre 1860 Don Paolo Zito col grado di capitano comandò i Volontari di Grazzanise, che compirono atti di coraggio e di valore nei fatti d’ armi di Alife e San Angelo in Formis sul Volturno. A Teano troviamo Don Paolo Zito con Garibaldi al famoso incontro del Primo Re d’Italia Vittorio Emanuele Il. Don Paolo Zito godé l’alta amicizia di Giuseppe Garibaldi e di Francesco Crispi, il quale ultimo, vita sua natural durante, gli venne incontro nei suoi particolari bisogni; e fino a poco tempo fa la famiglia Zito conservava tra le corrispondenze epistolari un gruppo di fotografie, nelle quali il Capitano Don Paolo Zito figurava con Garibaldi e Crispi. Vecchio negli anni lo spirito fiero di Don Paolo Zito si umiliò; ed egli in pubblica Chiesa riprese l’abito talare, chiedendo pubblicamente a Dio e al Popolo perdono dei suoi errori e picchiandosi il petto come ricordano i vecchi : Qui peccat et se poenitet sacrus est! “.

L’intercessione dell’Arcivescovo di Capua, Cosenza, presso il Re gli valse la liberazione ma non calmò i suoi bollori antiborbonici per cui lo troviamo impegnato nella guerra del 1860 a capo di un gruppo di volontari nella cosiddetta Legione del Matese. Egli si afferma come un uomo di spicco nel movimento insurrezionale e punto di riferimento nel Basso Volturno. Ha rapporti con i liberali dei paesi vicini, tra cui Beniamino Caso (4), coordinati dal capuano Salvatore Pizzi (5), capo riconosciuto in Terra di Lavoro.

Uno storico di fede borbonica, alto funzionario del Regno delle due Sicilie, così descrive, con non celato disprezzo, alcuni fatti che videro protagonista anche Paolo Zito:

“D. Liborio [Romano?] (6) v’avea mandato sottintendente un Rispoli (7), stato regio giudice in Arienzo, ligio della setta; il quale fe’ entrar nel paese certi facinorosi, tra’ quali un Fanelli e un Pateras, ladrissimi; che corsero le terre taglieggiando i ricchi, e raggruzzarono molte migliaia. Inoltre fe’ comporre sul Matese un certo battaglione di 250 uomini tra disperati e camorristi, con anco un Paolo Zito, prete di S. Maria la Fossa venuto con ottanta persone, omicidiario già da Ferdinando graziato del capo. Costui passando per Castello fu respinto dalla popolazione armata, e rifugiò nella casina Del Giudice. Il sottintendente adunque diventato garibaldesco inviò incontanente al Turr in Ariano quel battaglione detto Legione del Matese con capo un De Blasi, mandato dal Garibaldi; fe’ il municipio aderire alla rivoluzione, e creare un provvisorio governo di sette, tra’ quali esso e ‘l De Giudice, benché costui assente ito a Campobasso a fare lo stesso. Ma tal governo durò un giorno solo; ché udendo a’ 9 settembre stare i regi a Caiazzo, i reggitori s’ascosero in casa un Del Santo posta in fin del caseggiato, donde si scorgevano molte miglia di strada, sulla quale potevan venire i soldati; e spauritissimi, pregarono il duca di Laurenzana e ‘l fratello conte Gaetani, ex feudatarii del luogo, andassero a Caiazzo a far atto d’obbedienza; il che molto volontieri eseguirono.”(8)

La vita della sezione locale dei Comitati di Provvedimento si intreccia, come vedremo, con fatti e personaggi nazionali. A fine anno ‘62 l’Associazione, che dev’essere già esistente da tempo, riceve un nuovo impulso visto che è “novellamente costituita od ampliata”. Nel rinnovato fervore patriottico, senza dubbio su ispirazione degli elementi più attivi come don Zito, viene redatta una sorta di manifesto indirizzato a tutti coloro che si sentono italiani e patrioti:

Cittadini fratelli
Quando la madre comune – la patria – invoca l’aiuto di tutti i suoi figli… essi devono rispondere degnamente all’appello … Pochi, e buoni – unione e concordia - azione e speranza…
Il nostro Comitato, la nostra Associazione deve risorgere a nuova vita – deve prosperare – deve prepararsi.
Quelli che intenderanno farvi parte, devono essere Italiani per cuore e per tutto… Non apostasia, non traditori… patriottismo e lealtà.
(9)

Contemporaneamente sono descritti i primi impegni da parte dei soci: ascolto e commenti delle notizie politiche, ammaestramento, sostegno economico per le spese correnti. Agli aderenti della prima ora se ne aggiungeranno man mano altri dieci.

Ci saranno frequenti riunioni, ove si comunicheranno le notizie politiche del giorno. Si farà qualche istruzione popolare.
Ciascun Socio sarà avvertito per le serate di radunanza. Non c’è obbligo assoluto di intervenire, resta all’arbitrio della buona volontà…
Per sostenere alle indispensabili opere di illuminazione, giornali, posta ed altro – ogni socio dovrà pagarsi, per ora, un carlino al mese anticipato, cioè all’epoca dell’ammissione.
Ogni socio si sottoscrivi in calce al presente foglio.
Alla prima riunione si procederà per la completa formazione del Comitato. Salute.

Grazzanise, 12.12.’62

seguono il timbro, così rappresentato:
Associazione dei Comitati di provvedimento
per Roma e Venezia
Preside Garibaldi
Comitato filiale Grazzanise

e le firme dei primi 18 aderenti:

Paolo Zito Vice Presidente, Antonio Raimondo, Lorenzo Florio, Stefano Zito, GiovanBattista Abbate, Mattia Petrella, Antonio Fusaro, Girolamo De Martino, Vincenzo Fiacchini, Carlo Abbate, Antonio Palazzo, Francesco Petrella, Pasquale Raimondo, Giovanni Zito, Giovanni Petrella, Nicola Vitolo, Raffaele Papa, Nicola Izzo

A questi si aggiungeranno poi:

Emilio Girardi, Paolo Florio, Ignazio Caianiello, Luigi Longo, Ferdinando Petrella, Vincenzo Montesano, Mattia Raimondo, Vitaliano Raimondo, Giuseppe Bisceglia, Giuseppe Petrella

Nella corrispondenza c’è il testo di un invito a iscriversi inviato al
“Sig.r Angelo Mirra a S.ta Maria la Fossa”
Avendosi costituita questa nostra patriottica associazione, la invitiamo a farvi parte con codesti buoni cittadini che crederanno concorrervi.

17 Dmbre 1862
f.to Raimondo VP

NOTE:
(1) Circolari alla Associazione dei Comitati di Provvedimento - Preside Garibaldi, Genova, Stab. tip. Lavagnino, 1861
(2) Tommaso Pedio, L’attività del movimento garibaldino nel biennio 1861-62 attraverso le circolari dell’Associazione dei Comitati di Provvedimento per Roma e Venezia, in Rassegna Storica del Risorgimento, anno XLI, gennaio-marzo 1954
(3) Don Angelo Florio: La mia terra, i suoi grandi e il mio diario di guerra, 1954
(4) B. Baso (1824-1883), patriota e politico, creatore della Legione del Matese e deputato della prima Camera del nuovo Regno
(5) S. Pizzi (1816-1877) leader del progetto insurrezionale in Terra di Lavoro. Fu primo governatore della Provincia.Fondò la Scuola Normale Femminile di Capua poi Istituto Magistrale Statale
(6) Uomo politico (1793-1867) ferdinandeo che brigò e passò con Garibaldi, ricevendo incarichi sui due fronti
(7) Vedi nota nell’articolo successivo
(8) Giacinto de Sivo, Storia delle Due Sicilie, dal 1847 al 1861, volume 4°, Viterbo, Sperandio Pompei, 1867
(9) I materiali riprodotti in questo lavoro, quando non diversamente indicato, sono nell’ASC (Archivio di Stato di Caserta), sezione Gabinetto, fasc. 2380, busta 244

Immagini: Garibaldi, da Wikipedia
Atto di nascita di Paolo Zito
firma di Paolo Zito

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