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Libri: L’ufficiale e il comunista. La vicenda di Francesco e Peppino Capobianco

domenica 5 agosto 2018, di redazione


Adolfo Villani, L’ufficiale e il comunista. La vicenda di Francesco e Peppino Capobianco, Ediesse, Roma, 2018, pagg. 142, € 12,00

Il nuovo libro di Adolfo Villani, dirigente politico e saggista, ex sindaco di Capua, tratta di Francesco e Giuseppe Capobianco (1926-1994), padre e figlio, originari di S. Maria a Vico e vissuti anche a Gaeta. Il primo, l’ufficiale, il secondo, il comunista, due generazioni a confronto, due modi di vedere il mondo, due esistenze vissute intensamente in una cornice storica problematica, complessa, dolorosa, costituita dal ventennio fascista e dalla sua fine, dalla guerra e dalla successiva lotta politica per dare all’Italia delle istituzioni democratiche e per la realizzazione piena degli ideali di solidarietà e di affrancamento delle masse, nel circoscritto ambito di Gaeta e della provincia di Caserta.

Due personaggi che all’atto del loro manifestarsi evidenziano delle prospettive diverse e anche contrapposte ma accomunate da solidi principi. Il primo, ufficiale del regio esercito, fedele al giuramento di fedeltà al Re, integerrimo quanto inflessibile, il secondo, educato da maestri antifascisti (oltre che dalla matrice familiare), che si avvicina al PCI “per dedicare la propria esistenza alla costruzione di una società nuova”, diventandone un rispettato dirigente e che, al termine del suo percorso, si dedica al culto della memoria, unico antidoto alla deriva dei tempi. Memoria emblematicamente rappresentata da un bastone che Peppino Capobianco aveva intagliato con le date importanti durante il duro periodo dell’occupazione tedesca. “Quel bastone è il simbolo - scrive l’Autore - di quanto sia essenziale il recupero della memoria soprattutto nei momenti di crisi nei quali è così forte il rischio di smarrirsi e di rimanere prigionieri di paure e chiusure rovinose. Essenziale perché soprattutto nei tempi bui la memoria è luce sul cammino”.
I due uomini, dalla forte personalità e dagli orizzonti esistenziali diversi, fatalmente entrano in conflitto, a causa, da una parte, delle aspettative deluse del padre e, dall’altra, delle risolute scelte del figlio, pur nel rispetto e nell’affetto reciproco di fondo.

Il libro non è un romanzo in quanto i protagonisti sono reali e le loro storie sono vere, eppure si legge come un romanzo. Le loro vicende sono narrate in maniera coinvolgente, soprattutto nei capitoli finali, nei quali viene fuori la capacità evocativa dell’autore e la sua più sentita partecipazione emotiva a temi e concetti a lui più vicini. Ma già l’incipit denota abilità e atmosfera poetica, direi una sorta di realismo poetico, un misto di Giovanni Verga e Sergio Leone: “I braccianti erano sparsi qua e là lungo i solchi della carciofaia delimitata dalla strada ferrata. Chini sulla terra eseguivano la scarducciatura dei germogli in eccesso alla base delle piante madri. A un tratto gli uccelli si alzarono in volo e gli uomini e le donne al lavoro nei campi volsero lo sguardo nella direzione dalla quale provenivano sbuffi, sferragliare di rotaie, lunghi e stridenti sibili, che rompevano la connaturata tranquillità dell’amena pianura”.
Un libro che si legge con piacere ed interesse perché è incentrato sulla figura di uno dei più prestigiosi protagonisti delle lotte politico-sindacali della nostra provincia, di un dirigente politico che pur nella diversità delle esperienze di vita, eredita dal padre ed esercita il rigore, innanzitutto verso se stesso, la dedizione alla causa, il dovere, la disciplina. Così lo ricorda il prof. Gianni Cerchia: “Giuseppe Capobianco era un uomo di estremo rigore personale e politico, schivo e disinteressato fino ai limiti dell’ascetismo”.
A sua volta, lo storico Felicio Corvese, nel suo contributo al volume di Paola Broccoli “Quegli istanti a ridosso del futuro”, l’arcael’arco edizioni, 2011, definisce Giuseppe Capobianco “uno dei costruttori più tenaci e coerenti del partito comunista e figura di sicuro riferimento nel movimento operaio in Terra di Lavoro”.
Un esempio per i politici meno arrivisti, per i giovani più avvertiti, un punto di riferimento per la ricerca storica sulla lotta di liberazione in Terra di Lavoro (basti ricordare a questo proposito i suoi libri più noti: “Il recupero della memoria. Per una storia della Resistenza in Terra di Lavoro (autunno 1943)”, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995, e “Sulle ali della democrazia. Il PCI in una provincia del Sud (19441947), Spartaco, 2004)”.
E, infine, come non citare il contributo, determinante secondo il procuratore Paolo Albano, nella ricostruzione degli eventi relativi ai fatti di Caiazzo (Paolo Albano con Antimo della Valle: “La strage di Caiazzo – 13 ottobre 1943 – La caccia ai criminali nazisti nel racconto del Pubblico Ministero”, Mursia, 2013). L’illustre magistrato riconosce: “E’ grazie alla passione e alla tenacia dello storico Giuseppe Capobianco, che se ne occupò per primo, che è stato possibile ricostruire in modo dettagliato gli eccidi in Terra di Lavoro” e ne delinea la figura: “uomo di grande cultura e dal carattere apparentemente severo, Giuseppe Capobianco si è sempre in realtà rivelato profondamente schietto e umano”.

L’ufficiale e il comunista” ha, dunque, il merito di approfondire, sullo sfondo dei sommovimenti politici nazionali, aspetti privati della storia di Giuseppe Capobianco, partendo dalla traccia che egli stesso offrì in un articolo pubblicato nel 1992. E’, senza dubbio, per il calibro della figura del politico e storico, per la freschezza e la levità dell’esposizione, per le allusioni utili a ulteriori ricerche, una lettura fruttuosa e gradevole di questo quinto libro di Adolfo Villani.

frates

 


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