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Cronache di Aigopoli: antitesi

Forse è meglio precisare i concetti di antitesi, scontro e "pastetta"

domenica 19 aprile 2015, di Peppe Florio


Quando si ha a che fare con delle αἴγες (verso le quali solitamente provo un enorme rispetto) della specie peggiore e più puerilmente violenta, allora è forse meglio fare qualche precisazione.

La fase di campagna elettorale dovrebbe essere la fase di antitesi massima tra le parti in gioco, la fase di massimo scontro. Se in questa fase manca una reale antitesi (tra idee, non tra persone), allora, in prima battuta, si va a connotare l’assenza di una “tesi” di partenza da parte dei gruppi in gioco oppure la presenza di tesi che, di fatto, non si scontrano più di tanto dal punto di vista delle idee: detta in soldoni, se in questa fase io e te non ci scontriamo, o non abbiamo idee da difendere, oppure semplicemente la pensiamo allo stesso modo e allora non avrebbe neanche senso essere divisi, se non per meri interessi personali. L’assenza di un reale scontro di idee in questa fase, inoltre, va a pregiudicare la “sintesi” di idee che dovrebbe realizzarsi immediatamente dopo le elezioni, quando una maggioranza, stimolata da un’opposizione, dovrà andare a lavorare per il bene della comunità, di tutta la comunità.

Ma andiamo a connotare il concetto di scontro, che qualcuno, credendosi un novello Curcio (ma senza averne né le basi ideologiche né quelle culturali) tende a travisare. In antitesi allo “scontro” (papalini, borghesucci, pacifisti, non violenti, finti comunisti, non vi fate impressionare dalla parola “scontro”, che andremo a spiegare da qui a poco) in questa fase di campagna elettorale c’è solo la “pastetta”, nota specialità italica dal gradevole aspetto e dal sapore di muffa. Per cui non c’è scelta: chi decide volontariamente di salire sul ring, esercitando un diritto costituzionale, deve scontrarsi, armato delle proprie idee, con gli avversari politici.

Ma andiamo ad analizzare meglio il concetto di scontro, zoomando. In una fase di scontro, se poniamo come massimo la rissa e gli insulti e come minimo l’assenza di scontro o anche le ostentate amicizie di facciata (che consideriamo riprovevoli più o meno allo stesso modo), in mezzo troviamo una gamma enorme di possibili scelte, che potrebbero rendere la campagna elettorale più degna di essere vissuta.

Ma d’altronde, come avrebbe scritto il poeta russo Sergej Esenin, in "Cтрана негодяев"

Я теперь вконец отказался от многого,
И в особенности от государства,
Как от мысли праздной,
Оттого что постиг я,
Что всё это договор,
Договор зверей окраски разной
[...]
Не всё ли равно,
К какой роже
Капиталы текут в карман.
Мне противны и те, и эти.
Все они —
Класс грабительских банд.
[...]
Разве нынче народ пошел ?
Разве племя ?
Подлец на подлеце
И на трусе трус.
[...]
Не страна, а сплошной бивуак.
Для одних — золотые россыпи,
Для других — непроглядный мрак.
[...]

Lo ammetto: questo mio nonno, con la sua quinta elementare presa al serale, non avrebbe saputo dirlo; ma la sostanza, in fondo, è la stessa.

Peppe Florio

 


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