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Santa Massimiliana che ammansisce il cinghiale

Un modello di vita come san Francesco con il lupo

giovedì 30 ottobre 2014, di Tiziano Izzo


Il 30 Ottobre, in forma devozionale su interessamento della famiglia della N.D. Olimpia Parente e poi dell’erede donna Carmela, si celebrava, dopo il triduo, la Messa in onore di Santa Massimiliana Bona, Vergine ed eremita di Grazzanise.

Ha senso parlare di una santa delle nostre terre, oggi?
Credo abbia un forte valore alla vigilia della festa dei Santi, ma soprattutto in un periodo pieno di violenza sulle donne che non risparmia neanche le nostre terre e poi dopo un ennesimo commissariamento in quella che fu una terra mai priva di problemi ma con forti radici sociali e religiose. Ha senso, sì, in un momento in cui tutti si mettono in mostra per questo ed altri motivi, mentre Massimiliana come eremita lasciò la vita pubblica non per disprezzarla ma per crescere nell’umiltà e nelle virtù cristiane.
Questa donna nacque a Grazzanise nel 1480 sotto il regno di Ferdinando I. Probabilmente le fu messo nome così per il culto a San Massimiliano Vescovo, venerato in quella che poi sarebbe diventata l’attuale chiesa madre accanto a cui nacque: ecco perché Piazza Emiliana, dove si trova il Bar Centrale, e via Emiliana portano il nome vezzeggiativo della Santa concittadina, la cui festa è stata da poco ripristinata ad opera di un volenteroso comitato.

L’episodio più famoso della sua vita fu l’incontro con il re e i suoi compagni di caccia o guardie personali, che erano preoccupati per un cinghiale furioso e selvatico che devastava la selvaggina. La Santa, che viveva in una capanna, si offrì di renderlo innocuo e così avvenne; il cinghiale fu da lei trovato e ammansito e dopo legato alla sua cintura e consegnato alle guardie. Il Re chiese a Massimiliana cosa volesse in cambio e questa, prendendo il suo fuso, disse che avrebbe voluto tanti moggi di bosco quanto la lunghezza del filo che era avvolto ad esso. Il Re acconsentì e ancora oggi la località Boschetto o Bosco viene dagli anziani considerata terra della Santa.

Queste terre furono donate alla Chiesa locale di Capua, ma la notizia dell’accaduto si diffuse fino a Roma dove, dopo la morte, il Papa Alessandro VII approvò il culto della Santa e diede ordine che si celebrassero durante l’anno Messe in suo onore e se ne facesse la festa.

Numerose donne del paese furono chiamate col suo nome o col nome di Emiliana e in tempi recenti fu proclamata patrona della gioventù femminile di Azione Cattolica e per lei si celebrava una bella e solenne festa religiosa. Massimiliana divenne perciò un modello per la donna grazzanisana e dei Mazzoni, spesso messa ai margini ma protagonista della vita domestica, contadina e religiosa locale.

A lei si attribuirono numerosi miracoli, tra cui la presunta resurrezione di un neonato che, portato all’altare della Santa eretto sul posto dove si credeva che la Santa seguisse la Messa, ricominciò a sgambettare e muoversi, piangendo tra la gioia della madre e dei testimoni.

La statua della Santa non era a corpo intero come oggi, ma a mezzo busto con una bellissima ghirlanda e un giglio di purezza e possedeva un piccolo tesoro oggi andato disperso.

L’unica cosa che rimane di esso è la cosiddetta cassaforte o urna dove si custodiva l’artistico reliquiario argenteo tuttora rimasto in proprietà della parrocchia, con un grosso frammento osseo della Santa sepolta nella Chiesa Madre. Sulla sommità del reliquiario vi è una piccola copia della antica Statua della Santa ripresa dall’edicola votiva in Via Tre Grazie, edicola posta accanto ad un’altra che rappresenta il miracolo del cinghiale.
Circa due anni fa è stata sottoposta ad un restauro che a giudizio dello scrivente è poco conservativo, soprattutto per i colori sgargianti dati ad una statua rappresentante una donna grazzanisana dell’epoca.

Anticamente bastava la devozione del popolo per venerare in maniera locale un Santo, soprattutto se approvata da un pontefice unita all’erezione di Chiese o immagini ad esso dedicate.

Ebbene la nostra Santa ha in ogni Chiesa grazzanisana una o più immagini (notevole l’affresco sul soffitto dell’Annunziata), due edicole, due strade, oggetti di culto, terre, manoscritti e registri di messe.

A inizio ‘900 un missionario religioso, Padre Berardo, riscrisse la vita, compose la Novena e l’inno in suo onore oggi riscoperto. Eccone alcune strofe: "Vergine eremita, Santa Massimiliana, nostra compaesana, prega per noi Gesù, rendesti mansueto, ligasti il cinghiale, salvaci da ogni male, pregando per noi Gesù"

Perciò è realmente esistita ed era molto venerata e penso sia una vera benedizione la riscoperta del culto di una donna che richiama la vocazione Cristiana di tutti, anche fedeli laici come lei, alla Santità proposta dal Concilio Vaticano II.

I Santi non sono divinità ma uomini e donne con i loro difetti e sogni che hanno coltivato le virtù umane e cristiane. Massimiliana è una pagina vissuta di Vangelo nella terra di Grazzanise, una specie di San Francesco al femminile, che visse un rapporto con la preghiera e la natura tutta particolare in una terra dove si fa fatica a custodirne la bellezza ambientale e creaturale.

Quale modello migliore da proporre ai giovani e alle donne di Grazzanise? Umiltà che non vuol dire Omertà, ma saper stare al proprio posto e offrirsi poi al momento opportuno per ammansire i numerosi cinghiali locali a cui bisognerebbe dare un nome.

La forza della preghiera, l’impegno civile, il rapporto con il creato, l’obbedienza all’autorità, la solitudine evangelica, la povertà che non è miseria, la bontà, sono alcune delle caratteristiche della Santità di una donna che non deve essere soltanto venerata, ma anche imitata quale modello di quel Gesù Dio che ha amato e pregato rimanendo nel suo paese d’origine.

Tiziano Izzo
 


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