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La Commissione di Garanzia del PD opera a ranghi ridotti

giovedì 16 maggio 2013, di redazione


Lunedì 13 maggio sono stati ascoltati dalla Commissione provinciale di Garanzia del Partito Democratico in via Maielli a Caserta gli esponenti del circolo di Grazzanise convocati dal presidente Paolo Parente, cioè G. Rullo, M. Esposito e P. Raimondo. R. Parente, che pure figurava tra i convocati, non si è presentato coerentemente con la posizione critica già pubblicata su questo sito.
In effetti tutti e quattro gli iscritti hanno firmato una dichiarazione, allegata al verbale dell’audizione, nella quale si riteneva necessaria la valutazione del ricorso da parte della Commissione di Napoli per “una palese incompatibilità strutturale” dell’organismo casertano a causa della presidenza di Paolo Parente “iscritto della nostra sezione” e “notoriamente leader della corrente Democraticidavvero” nonché “persona con la quale gli scriventi hanno avuto diversi incontri e forti divergenze”.
In subordine le stesse persone hanno chiesto un rinvio dell’audizione per non essere stati “edotti sul ricorso da discutere”.

Senza entrare nel merito delle questioni (ovviamente gli “interrogati” hanno spiegato dal loro punto di vista gli eventi succedutisi negli ultimi mesi nel circolo, soprattutto in riferimento al tesseramento e al congresso) l’audizione in sé sembrerebbe normale routine: un organismo di controllo che interviene quando la dialettica esce dai binari propri della politica e si richiede un intervento appropriato che rimetta la cose a posto, che giudichi il torto e la ragione. Sarebbe normale se la forma, la regola venisse rispettata innanzitutto da chi sulla forma e sulla regola deve prendere le proprie decisioni.
E qui si pone la questione che è di forma e conseguentemente di sostanza.
Ad ascoltare i grazzanisani erano soltanto in due, Ernesto Pagano e Vincenzo Matarazzi. Era in sede anche il presidente P. Parente il quale per motivi di opportunità non ha presenziato. Due su sei, quindi. Mancavano all’appello altri tre componenti, Felice Parisi, Alfonso Ventrone e Luigi Maratta.
Il caso suscita legittimi interrogativi. Come sarà emesso il verdetto? Saranno i due interroganti o inquisitori a decidere per gli altri? Sulla base di che cosa gli assenti all’audizione formuleranno eventualmente le loro valutazioni? Valuteranno sulla base di un semplice, stringatissimo verbale? La cosa non ci pare affatto normale. Avete mai sentito che una commissione esaminatrice presenzi a una interrogazione in numero incompleto e minoritario? O un collegio giudicante o una giuria popolare che deleghi all’ascolto dell’imputato solo una minima rappresentanza dei suoi membri? O una commissione medica che deleghi un solo seguace di Ippocrate a esaminare un caso di invalidità? E’ il buon senso a dettare che almeno la maggioranza dei componenti sia presente in un evento come quello di cui stiamo parlando. E se manca il buon senso è il comma 3 dell’art. 6 del Regolamento delle Commissioni di Garanzia che stabilisce che ”Le riunioni sono valide con la presenza della maggioranza dei componenti della Commissione”.
E pensare che la convocazione degli iscritti sotto ricorso terminava con un ordine perentorio: "Raccomando la puntualità, ed in caso di impossibilità a presenziare, Vi prego comunicarlo in tempo utile alla Commissione anche a mezzo mail".

frates

 


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