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Castelvolturno: lo Stato Centrale e il black - out del Potere Locale

martedì 10 aprile 2012, di redazione


Castelvolturno, comune già in regime commissariale, si preparava alle elezioni del mese di Maggio. Da parte di molti giovani vi era un animoso e incoraggiante spirito di riscatto, e voglia di rinnovamento. Questi erano gli auspici di tutti. Ma, nel fondo di ognuno, covava il timore di una sorpresa. Che c’è stata. Infatti, a liste presentate, con una tempistica obiettivamente un poco farsesca, le elezioni vengono annullate, e il Comune di nuovo commissariato per “condizionamento da parte della criminalità organizzata”. La situazione, direbbe Flaiano, “ è grave, ma non è seria ”.
Si è realizzata, così, in un breve periodo, una sorta di staffetta: da un commissario all’altro. Stessa sorte - c’era da aspettarselo - anche per Casale di Principe e Casapesenna, quasi per non creare disparità di trattamento tra le cosiddette “Terre di Gomorra”. (Ormai chi ti toglie più questo appellativo!).
Ora, a Castelvolturno, si discute, con l’animo esacerbato e stanco, sulle sorti del paese. Al Comune, al posto degli organi elettivi ci sarà, ancora per diciotto mesi, uno Stato supplente che, in questi casi, è sempre espressione di una grave patologia amministrativa locale (che rischia di diventare endemica). Ma è lo stesso Stato Centrale che viene spesso invocato per risolvere i problemi locali: lo Stato è assente!
Non ho mai condiviso questa invocazione che da più parti si leva disperata verso Roma. Non credo in una forza esterna che sbarca a Castelvolturno, come anche altrove, magari strombazzando un modello taumaturgico di intervento (vedi “Modello Caserta”), che ripristina la legalità, mette in fuga camorristi, amministratori già corrotti e candidati votati alla corruzione, migliora le condizioni del territorio, e va via vittoriosa. Non ci credo. E’ l’esperienza che ci ha insegnato che lo Stato democratico non viene mai da lontano, da fuori, a risolvere i problemi come un giustiziere, un invincibile “deus ex machina”.
Non è così. Perché, lo Stato, già c’è, in ogni Comune. E qualche volta - com’è successo in tempi non molto remoti a Castelvolturno - può essere anch’esso irretito e condizionato da quel vasto sistema di illegalità che negli anni imparammo a conoscere, e che battezzammo col nome di “antistato”. Lo Stato, occorre subito ricordare - a parte le deprecabili degenerazioni - è un sistema democratico complesso, che funziona attraverso le istituzioni e le Autonomie Locali (i Poteri Locali). Non è rappresentato solo dalle Forze dell’ordine, dagli Uffici Periferici dei vari Ministeri o della Regione. Lo Stato è, prima di tutti, il Comune, con tutti i suoi organi e i suoi cittadini. Insomma, e non è retorica: lo Stato siamo noi. E, quindi, è già qui.
Ora, bisogna onestamente ammettere, che gli addebiti formulati dagli ispettori, sono rivolti unicamente al Comune, agli amministratori locali, e non già ad altri Poteri esterni. Quindi, il problema - fatta salva la responsabilità penale che la Magistratura accerterà - sta in mezzo a noi, e anche da troppo tempo. Perciò, se qui nasce, qui deve essere risolto.
Di fronte a questi ripetuti black-out del Potere locale, causati da infiltrazioni camorristiche, si è obbligati, senza cercare alibi esterni, a prendere atto della inaffidabilità di una classe dirigente locale, anche molto votata. Perché? Per gli stessi motivi che il Ministero assume per giustificare il commissariamento. E anche perché il Comune (l’elettorato!) non dà sufficienti garanzie che con consiglieri usciti da nuove elezioni, possa essere salvaguardato dal malaffare. Questo emerge dagli atti ispettivi. E’ un giudizio sommario, di un’amarezza tremenda, che non va giù a nessuno, e che il paese non meritava. Ma tant’è!
A parte ciò, il nostro problema, è anche la gestione del territorio che ne deriva ( le cose non sono mai disgiunte). Com’è stato gestito negli ultimi tempi il territorio? Con quali risultati? Pertanto, si ripropone sempre, e terribilmente, il doloroso elenco di problemi che hanno funestato questi anni oscuri. Lasciamo i giustificazionismi stupidi. Ma, non è un caso se ostinatamente si è osteggiata ogni forma di pianificazione; se l’ambiente è degradato; se non è mai partita la bonifica dei siti inquinati; se il numero delle malattie tumorali è altissimo; se le risorse naturali non sono tutelate; se la presenza della camorra è asfissiante… E non è nemmeno un caso se, alla fine, viene dichiarato il dissesto finanziario. Non è affatto un caso!
Occorre una svolta! Si fa tanto parlare di liste di persone oneste, come se l’onestà fosse una concessione e non una pre-condizione; si scrivono programmi che si somigliano come gocce d’acqua; si sprecano a dismisura le proposte di liste civiche unitarie, o di salvezza pubblica: Tutti insieme per… E non è così, perché non può essere così. La politica è passione e divisione, è salutare diversità tra le idee; i Partiti rappresentano una “parte” della società, con visioni proprie nella gestione della cosa pubblica. E le liste sono sempre portatrici di interessi contrapposti. Ce lo dimostra la realtà, al di là dei proclami.
E’ da questa realtà che soprattutto gli elettori debbono trarre un monito, se veramente desiderano una svolta: la prima vera rivoluzione, è culturale e politica, e si ritrova nel profilo dei candidati, nella raccolta dei voti e nella formazione del consenso. Guai a confondere tutti nello stesso giudizio: le amministrazioni e i partiti, come le persone, non sono eguali. E Castelvolturno, vivaddio, non è solo negatività: ha combattuto per lunghi anni contro l’antistato, con le proprie forze, e - sebbene sembri un paradosso - ha anche conseguito numerosi e qualificati obiettivi.
Anni fa - pur tra limiti e difficoltà - in ogni Comune era attivo un fermento di iniziative che si coagulavano attorno a progetti e problemi specifici delle varie realtà. Ci si provava, per lo meno. Ora, con i tanti problemi che vi sono - non sono mai mancati! - non si vedono adeguate espressioni di lotte. E dal momento che i problemi non si risolvono mai da soli, ecco, allora, il capro espiatorio: lo Stato… assente.
E’ questo il punto dolente nelle “Terre di Gomorra”: l’assenza dello Stato, ma non di quello di Roma, bensì di quello locale. Tutto si consuma nella stanca attesa (inerzia) di un’Entità “altro da noi”, che mai verrà. Mentre, nel frattempo, proprio per questo, trova spazio l’antipolitica, la criminalità, la malavita e l’affarismo, che proliferano nel disprezzo delle regole e delle istituzioni.
In presenza di un elenco di Comuni, dimezzati, offesi, privati del loro diritto al voto e a rappresentarsi e gestirsi autonomamente, è inspiegabile come ancora non vi sia un coordinamento stabile tra tutti i paesi interessati. Ed è anche inconcepibile che le forze democratiche, nazionali e provinciali (i Partiti! ), non abbiano al centro della loro agenda politica, un’azione congiunta con le sezioni locali, forte, duratura e non sporadica, per fare fronte contro il diffuso affarismo e la camorra, che condanna i nostri paesi ad una continua e mortificante tutela commissariale.
I brevi barlumi di attenzione che si accendono in prossimità delle campagne elettorali, non servono a niente. Ora si hanno a disposizione diciotto mesi - una forzata opportunità - per organizzare idee e cittadini, per promuovere iniziative per la formazione di quadri dirigenti e di programmi. E questo è possibile (anche qui: guai a confondere tutti nello stesso giudizio! ), perché, di contro, c’è una generazione disponibile che va aiutata, che è un terreno fertile da cui possono nascere nuove idee, nuove speranze, nuove forze per una società migliore. E per un Comune che sia un vero Potere Locale.

Mario Luise

 


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