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"Faccia a faccia con il …"

giovedì 10 marzo 2011, di Giuseppe Tallino


Vi racconto una storia…

Era l’era dell’anti-meritocrazia, del clientelismo. Era un periodo buio, nero e feudale.

Tanto tempo fa in un Palazzo bellissimo, inizialmente cordiale e benevolo col popolo e dopo poco astioso e privatizzante con l’intera cittadina, si organizzavano i festeggiamenti per i 150 anni della Nazione.
Era un evento insolito: il campanilismo appariva distrutto, gente che aveva ideologie (locali) opposte seduta al medesimo tavolo per impiantare qualcosa in nome della collettività…praticamente come la pioggia nel deserto. Era una piccola luce in quel periodo buio, nero e feudale.
Perché ero li? Per rappresentare con un mio AMICO i GIOVANI della mia cittadina.
La cosa bizzarra era che il Capo non c’era.
In realtà quella non era l’unica bizzarria, ce ne era un’altra…coabitavano in quel Palazzo due Capi: FORMALE (che a mio avviso non aveva - oppure aveva poche - colpe) ed il cosiddetto SOSTITUO che gestiva il tutto in nome dell’altro.

Non c’era nessuno dei due! Forse per questo tutto filava liscio ed in piena armonia? Saranno loro (i due CAPI) l’irregolarità? Oppure l’anomalia è rappresentata da chi per soddisfare i propri interessi china il capo e serve quella fantastica accoppiata? Andiamo avanti…
Nella vita, e quindi nella storia, i cali, i periodi bui, la tempesta dopo la quiete sono fisiologici e cosi anche quella riunione ebbe il suo picco…verso il basso.

Come d’incanto apparve a fine incontro il SOSTITUTO. Avvicinò il mio AMICO dicendo di voler parlare dei GIOVANI. Chiese anche a me di sedermi: dopo essersi accertato della mia identità (Chi è questo giovanotto? Chiese con tono maestoso ) riversò nei miei confronti accuse immani, immonde ed immature. Perché? Perché scrivevo quello che pensavo basandomi sui fatti e sulle sensazioni della gente. Disse che mi avrebbe portato dinanzi al giudice, che avrebbe svuotato le tasche della mia famiglia. Che mi aveva denunciato! Che aveva denunciato i miei amici!

Nei suoi occhi c’era odio. Io cercai di sviare il discorso, di placare la sua voglia di dire il male, perché nel Palazzo, SACRO per ogni cittadino, dovevamo parlare dei GIOVANI, del loro rapporto con il Palazzo! Avremmo dovuto trattare qualcosa di importantissimo!
Ed invece nei suoi pensieri c’era un’ossessione: offendere me (“Nel mio interesse vali zero!” …e sinceramente ci rimasi male…forse nel mio subconscio ero attratto da quel SOSTITUTO…), i miei colleghi (nell’attivismo politico e cittadino) e…la mia famiglia. Eh si! La solita tattica! Impaurire ed offendere il privato!
Non scendo nei particolari, lo giudicherei kitsch, ma voglio evidenziare l’indifferenza di tutto il ceto togato (i dirigenti) e di tutti i cortigiani presenti dinanzi al suo linguaggio dispotico, anti dialettico, offensivo, rancoroso ed eccessivamente orgoglioso . Nessuno cercò di placare il suo tono dittatoriale! Un tono che “scarrellava” senza freno nei confronti di un giovane!
Un appello al FORMALE…prima ti svezzi dal modo di fare del SOSTITUTO e prima ti libererai della cappa che ha puntellato sopra il PALAZZO!

Non si accetta il diverso (che fa crescere)! Non si accetta l’opinione altrui (che migliora le propria)! E nessuno alza la voce (alzano il dito soltanto i villani) per mostrare solidarietà a chi si espone per esprimere l’inadeguatezza politica di una classe deleteria!
Cosa fare? Arrendersi? No…diciamo che questa bella storia ha rafforzato le ragioni della mia causa…

Giuseppe Tallino

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