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IL SONDAGGIO - Chi vorresti al Quirinale dopo Napolitano?

Tra poche ore il presidente della Repubblica si dimetterà. Già è iniziato il Toto Quirinale

martedì 13 gennaio 2015, di Peppe Florio


ROMA – 8 anni, 8 mesi e 6 giorni: è questa la distanza che divide la data di domani dal 15 maggio del 2006, quando al quarto scrutinio con 543 voti su 990, Giorgio Napolitano venne eletto per la prima volta presidente della Repubblica. Un mandato difficile, nell’Italia della crisi economica, delle leggi ad personam, delle larghe intese, del nuovo che avanza, degli scandali, del venire a galla di corruzione e di rapporti tra Stato e mafia, dello Sblocca Italia e del Jobs Act. Un mandato difficile, in un periodo complicato che lo ha costretto, suo malgrado, a fare il bis, andandosi a porre come uomo della mediazione alle elezioni del 2013, quando, per le forze in campo, mettersi d’accordo su un nome sembrava impossibile: e in quell’occasione piuttosto che applicare il detto di gattopardiana memoria “Tutto cambi affinché non cambi nulla” (che sembra essere un pilastro del nostro sistema), si preferì applicare la variante più esplicita del “Nulla cambi affinché non cambi nulla”.

Napolitano “ottimo mediatore” per alcuni, “troppo accondiscendente” nei confronti dei primi ministri di turno (Berlusconi in primis) per altri, “colluso” per altri ancora, oggetto di critiche per spese di viaggio all’epoca del suo mandato al Parlamento europeo, finito sotto accusa, da parte del Movimento 5 stelle, per “attacco alla Costituzione”. Napolitano, l’uomo che mise fine all’impasse delle elezioni politiche del febbraio 2013, con l’incarico a Enrico Letta di costituire un governo delle larghe intese. Napolitano, colui “che trovò una repubblica e ne fece una monarchia”. Napolitano il padre della Patria, Napolitano, l’uomo con troppi scheletri nell’armadio. Il Napolitano che fece distruggere le intercettazioni tra lui e Nicola Mancino, che forse avrebbero potuto dare elementi in più per ricostruire le trattative tra Stato e Mafia e il Napolitano che fa la voce grossa contro la corruzione. Napolitano deputato con i comunisti e Napolitano che strizza l’occhio compiaciuto al Jobs Act. Napolitano il presidente, re Giorgio. Napolitano, Napolitano, Napolitano.

L’unica certezza che resta, ora, è che il mandato è davvero terminato e che quindi nel giro di giorni, forse qualche settimana, conosceremo il nome del successore al Quirinale, del presidente che, salvo imprevisti, vi siederà fino al 2022. E mentre Napolitano prepara le valigie, già fuori impazza la febbre del toto Quirinale. Quel che è probabile è che i partiti esterni all’asse Renzi-Berlusconi proveranno, durante la seduta comune del Parlamento, a sabotare ogni tentativo di eleggere un presidente che possa accondiscendere alle larghe intese tra i due blocchi.

Da non dimenticare, in partenza, i nomi dei 3 “trombati eccellenti” del 2013: Franco Marini (81 anni, ex segretario generale Cisl, ex presidente del Senato, ex ministro del Lavoro, segretario del Partito Popolare Italiano ed ex parlamentare europeo) primo al primo scrutinio, poi di fatto sparito dalla classifica dopo che il Pd si è diviso sul suo nome, è dei 3 quello che si sente nominare di meno; Stefano Rodotà (81 anni, giurista, accademico, ex vicepresidente della Camera, ex Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, ex Presidente del Partito Democratico della Sinistra), secondo al primo scrutinio, primo al secondo e al terzo, secondo al quarto scrutinio e primo al quinto, prima che il sesto scrutinio desse ragione a Napolitano; Romano Prodi (75 anni, economista, ex Presidente della Commissione Europea, ex Presidente del Consiglio dei ministri, ex Ministro della Giustizia, ex Ministro dell’Industria, ex Presidente dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale, ex Presidente del Consiglio europeo, ex Presidente del Partito Democratico) primo al quarto scrutinio, poi fatto fuori dai franchi tiratori, questa volta, secondo alcune statistiche, sembrerebbe essere il più quotato, secondo altre per lui, perso il treno del 2013, non ci sarebbe più nulla fare.

A questi nomi si aggiunge quello classico di Emma Bonino (66 anni, esponente radicale ex Ministro degli affari esteri, ex Vicepresidente del Senato della Repubblica, ex Ministro del commercio internazionale e delle politiche europee, ex Commissario europeo per gli aiuti umanitari e per la tutela dei consumatori) già avanzato nel 2013, che potrebbe diventare la prima donna ad entrare come presidente della Repubblica in Quirinale.

Intanto Piero Sansonetti, direttore de “Il garantista” parla anche di Pierluigi Bersani, che potrebbe andare a porsi come mediatore in stile Napolitano (a proposito di “tutto cambi affinché nulla cambi), mentre spuntano i nomi di Massimo D’Alema (65 anni, ex Presidente del Consiglio dei ministri, ex Ministro degli Affari Esteri, ex Presidente del COPASIR, ex Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, ex Vicepresidente dell’Internazionale Socialista, ex Segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra, ex Segretario nazionale e successivamente presidente dei DS) e Walter Veltroni (59 anni, ex Segretario del Partito Democratico, ex Sindaco di Roma, ex Segretario dei DS, ex Ministro per i Beni e le Attività Culturali, ex Vicepresidente del Consiglio dei Ministri).

Negli ultimi tempi, inoltre, sono venuti fuori nomi del mondo culturale, come Riccardo Muti e Piero Angela, mentre altri ancora puntano su Mario Monti. Meno quotati, invece, nomi, che iniziano a fare la comparsa su vari siti di informazione, come quelli di Pierferdinando Casini, Silvio Berlusconi, di Paolo Gentiloni (attuale Ministro degli Affari esteri), Pier Carlo Padoan (attuale Ministro dell’economia) e Dario Franceschini, (attuale Ministro dei Beni e delle Attività Culturale e del Turismo).

In effetti i nomi più quotati sembrano provenire quasi tutti da centro-sinistra. Riuscirà il centro-destra a rispondere con candidati di livello?

Per ora solo nomi, in una topografia elettorale che sicuramente varierà col passare dei giorni e con il consolidarsi e lo sciogliersi di accordi. E tu chi vorresti che venisse eletto alla carica di presidente della Repubblica?

Peppe Florio

NB: Dopo aver selezionato il nome, è necessario, per convalidare il voto, cliccare sul tasto "Fine", in fondo alla tabella

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