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Tra Foibe e Attualità

sabato 6 febbraio 2010, di Giuseppe Tallino


Tifo. Parzialità. Spesso oltre a condizionare la stampa, influenzano chi si appresta a consumare il prodotto informativo annullandogli i giusti canoni che dovrebbero garantirgli una lettura giusta ed oggettiva. Ed invece a volte, condizionati, si percepisce altro, non badando a quelle locuzioni che chiariscono la “veridicità” o la “possibilità” della notizia: diciamo che si vigila più che altro su chi scrive e non sul fatto raccontato. Soprattutto se quel “ fatto ” intimorisce.
E’ vero anche che parlare di politica nel nostro contesto cittadino significa fare gossip, dato che parte di chi la pratica dona poco valore alle dichiarazioni esplicite che compie prima di intraprendere un progetto.

Queste premesse invitano a riflettere su tematiche “ più serie”.
Il dieci febbraio è la giornata commemorativa per le vittime delle foibe. Anche in questo caso il fanatismo e la faziosità hanno avuto il loro luogo non concedendo la dovuta importanza a questo evento fino al 2005. Gettare persone da un dirupo affinché i loro corpi, straziati, non potessero essere ritrovati. Un tragico e storico episodio che deve richiedere la stessa attenzione rivolta alla shoa ricordata il 27 gennaio. Iignoranza storica e scarsa emancipazione politica rendono abissale gli undici giorni che separano il 27 gennaio dal 10 febbraio.
Convivenza pacifica in Venezia Giulia e Dalmazia, da secoli crocevia di cultura multietnica, fin quando il nazionalismo ha invaso l’Europa. Slavi, Croati ed Italici messi gli uni contro gli altri. Così la logica comunista di Tito decise di abbattere l’etnia italica in modo indiscriminato. Perché a piombare nelle foibe non furono solo fascisti, ma anche semplici funzionari, impiegati, anti-comunisti di ogni genere, gente comune insomma. Perché? C’era il bisogno di eliminare fisicamente chiunque impedisse l’annessione di queste terre alla Jugoslavia. La stima delle vittime oscilla tra i 15000 e i 30000. Numeri esorbitanti ma per tantissimo tempo dimenticati e tuttora numeri che esemplificano morti lasciati senza giustizia.

Il tifo acceca. Più che riflettere su chi racconta la storia bisogna scandagliare l’animo di chi la fa. Certamente se chi si accinge a tessere le trame del nostro destino politico è caratterizzato da un carattere labile e condizionabile, noto, allora, tristemente, che poche saranno le prospettive di miglioramento.

Giuseppe Tallino

 


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