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Cancello ed Arnone – “Il Giorno della Memoria ” all’Istituto Comprensivo

venerdì 28 gennaio 2011, di redazione


Cancello ed Arnone - Un progetto realizzato dall’insegnate Laura Sciorio, per la continuità, che ha visto interessati, in un primo momento, i bambini di quinta elementare e prima media per un totale di cinque classi, e successivamente i ragazzi di tre classi della 3^ media.

In un salone gremito di bambini attenti e silenziosi, la signora Sciorio ha aperto i lavori, ricordando che il ricordo della Shoah a scuola è, ormai, un ricorrenza fissa, a seguito della legge del 20 luglio 2000. Infatti la Repubblica Italiana riconosce il 27 Gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz “Giorno della Memoria” per ricordare lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, ma anche coloro che si sono opposti e, a rischio della propria vita, hanno salvato tante vite umane.

In occasione di questo giorno – ella continua – si organizzano cerimonie, incontri, momenti comuni di riflessione, in modo da conservare nel futuro la memoria di un periodo oscuro e tragico della storia del nostro Paese. E’ “Memoria”, dunque, la parola chiave: essa è storia, ma non solo, essa è anche vita, perché è esperienza e perciò carica di sentimenti e di ricordi sfumati. Oggi a scuola, abbiamo la possibilità di arricchire ancora di più di sentimenti, di un’emozione ancora più forte la nostra “memoria” grazie alle parole del prof. Zannini.

Il professore Antonio Zannini di San Donato di Carinola (CE), scrittore di romanzi come “La vita si rinnova eternamente”, di poesie e discorsi sul tema della memoria, ha raccontato ai ragazzi la storia della sua deportazione in Germania all’età di 21 anni.

Egli è stato, tra l’altro, recentemente intervistato e ripreso dalle telecamere Rai per montare un servizio per conto di Paola Perego, commissionato per il suo show pomeridiano; da quando appreso, il servizio andrà in onda per il venticinque aprile, oppure si deciderà per settembre, proprio in ricorrenza del giorno in cui fu deportato.

Il discorso tenuto dal Prof. Antonio Zannini presso l’istituto comprensivo di Cancello ed Arnone è stato istruttivo, educativo e molto commovente: egli ha iniziato salutando e ringraziando il Dirigente Scolastico, i professori, tutto il personale, le autorità, ma soprattutto gli alunni che in religioso silenzio lo stavano ascoltando. Vi ringrazio – egli ha detto – perché con la vostra presenza non rendete solo onore alla mia persona, che sarebbe ben poca cosa, ma rendete onore a tutti coloro che subirono le conseguenze dolorose dell’ultimo conflitto mondiale, affinché essi siano ricordati ed il loro sacrificio, le loro sofferenze, il loro triste destino rimanga sempre nella memoria di tutti.

Dopo un coinvolgente e bellissimo discorso egli ha concluso dicendo: conserviamo pertanto sempre, per noi e per i nostri figli, lo stato di libertà, di progresso, di democrazia e l’unità di tutti i popoli d’Europa affratellati da un comune destino: MAI PIU’ GUERRA, MA PACE, paz, shànti, heiwa, pax, friede, shalòm, salàam, peace ecc.

Nel dibattito si è inserita il Dirigente Scolastico , Maria Martucci, che ha voluto portare una propria personale testimonianza, ovvero quella riferita a suo zio, che deportato in un campo di concentramento, non è più riuscito a tornare da sua moglie. Al termine della guerra è stato cercato con una grande speranza nel cuore dalla moglie e da lei stessa, ma, dopo vaste ricerche, non sono mai riuscite ad appurare se fosse stato ancora vivo oppure se fosse morto. Solo in seguito, dopo la dipartita della sua povera zia si è riuscito a sapere che egli era, purtroppo, deceduto durante la prigionia. Una storia toccante, quella della preside, raccontata con grande coinvolgimento che ha commosso tutte le persone presenti.

Molto indicativo e commovente, a mio avviso è la lettura che la prof.ssa Sciorio ha proposto agli alunni in ricorrenza di questo evento: “La storia di Erika” di Ruth Vandez Zee , un fatto realmente accaduto e raccontato con semplicità, ma con una palpabile sofferenza che non può lasciare indifferente chiunque lettore.

Tilde Maisto

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