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Industria del falso: 56 arresti

Banconote, monete, Gratta&Vinci, marche da bollo: una rete che prendeva tutta la Penisola

mercoledì 26 novembre 2014, di Peppe Florio


Banconote, monete, Gratta&Vinci e marche da bollo: una grande e redditizia industria del falso, che questa mattina è costata, però, le manette per 56 persone. I Carabinieri del Comando Antifalsificazione monetaria e quelli dei Comandi Provinciali di Napoli e Caserta, su provvedimento del Gip del Tribunale di Napoli richiesto dalla Dda, hanno sgominato una banda di falsari, sviluppata in un articolato organigramma e in grado di produrre falsi di ottima fattura. Un lungo elenco di accuse, che va dal reato associativo, alla contraffazione e alla messa in circolazione di monete, banconote e marche da bollo, alla fabbricazione e detenzione di filigrane e di sigilli pubblici. In particolare, sono stati emessi 29 provvedimenti di custodia in carcere, 10 di custodia agli arresti domiciliari, 12 provvedimenti di divieto di dimora nel comune di residenza e 5 provvedimenti impositivi dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le indagini, condotte dal 2012 dalla DDA e dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno permesso di localizzare i canali di distribuzione e le stamperie clandestine di banconote false riconducibili a gruppi legati a clan camorristici operanti nell’hinterland napoletano, il cui prodotto veniva poi smerciato, attraverso svariati canali di distribuzione, tra le province di Torino, Bologna, Foggia, Genova e Milano, oltre cha a Cassino, in Sicilia ed in Calabria, nonché all’estero.

Secondo gli inquirenti, questi i “luoghi di produzione”:
— a Napoli, una stamperia clandestina con macchinari da stampa offset, in grado, cioè, di procedere in breve tempo a più passaggi di stampa e ottenere, in questo modo, ingenti quantità di banconote, normalmente nell’ordine di svariati milioni di euro e vario materiale di contraffazione;
— a Gallicano (Rm), una zecca clandestina per la contraffazione di monete metalliche da 1 e 2 euro;
— nel comune di Arzano, un laboratorio clandestino per la produzione di marche da bollo telematiche e Gratta&Vinci falsi.

Oltre a possedere un gergo in grado di sviare le forze dell’ordine [cosariello, ambasciata, l’americano (per indicare il dollaro USA), scarpe, pavimenti, cartoline, gnocchi (per indicare monete metalliche)], gli inquirenti sono riusciti ad identificare anche un organigramma sviluppato su più livelli.

- 1° Livello: deposito di stoccaggio;

- 2° Livello: grossisti, ovvero coloro i quali, avendo l’opportunità di accedere direttamente ai depositi di stoccaggio, acquistavano grandi quantitativi di banconote false, costituendo loro stessi un piccolo deposito dove si rivolgevano i fornitori;

- 3° Livello: fornitori, coloro che acquistavano le banconote contraffatte dai grossisti per rivenderle a soggetti che poi, materialmente, provvedevano ad immetterle nel circuito economico;
- 4° Livello: smerciatori, coloro che acquistavano beni di consumo con banconote contraffatte, ricevendo come utile sia il bene acquistato che il "resto" della spendita.

 


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